ISTRUZIONI PER L'ARCA

BLOG DI TEOLOGIA QUOTIDIANA

Teologia quotidiana, questo il tema di cui vi parlerò in questo spazio.
Ovvero come la teologia, se vista da un punto di vista aperto, possa diventare una forma di psicologia, di aiuto …
Chi ha mai detto, infatti, che l’oggetto della psicologia, cioè il tuo cosiddetto «io», non sia anche l’anima?


Igor Sibaldi




2.ADESSO 



Comincerò da un argomento teologico veramente quotidianissimo ai nostri giorni: il Diluvio . La storia è ben nota, nelle sue linee generali: un giorno Dio decise di distruggere la Terra e di salvare un uomo solo, il giusto Noè , con la sua modesta famigliola. Gli consigliò di costruirsi un’Arca di dimensioni opportune, e gli chiese di dare, su quell’Arca, un passaggio a una coppia di esemplari d’ogni specie vivente.
Noè obbedì. E quando tutto fu pronto, cominciò a piovere.
«Perché?» domanda, o meglio potrebbe domandare chiunque ripensi a questa storia. «Perché distruggere tutto? Perché così pochi i salvati?»

La prima domanda da porsi , su una qualsiasi storia sacra, è invece un’altra, e precisamente: «A chi si rivolge?» E la risposta è sempre: «A te, se sai ascoltarla».
Le storie sacre, infatti, sono così chiamate non perché una qualche autorità religiosa le abbia dichiarate tali, ma perché hanno la caratteristica di rivolgersi sempre direttamente a chi le ascolta , e di parlargli di qualcosa che lo riguarda da vicino. In questo, non sono diverse da tutte le altre cose che ti circondano: tutto, sempre, parla con te e ti spiega, ti insegna, ti consiglia, se sai accorgertene. Nelle storie sacre, questo consigliarti è solo un pochino più evidente che nel resto.

Una seconda domanda , non meno utile, da porsi dinanzi a una storia sacra (e dinanzi alla storia del Diluvio in particolar modo) è: «Quando si rivolge a me?» E la risposta è altrettanto semplice: «Adesso». I teologi di professione, per lo più, non sono di questo parere. Pensano che siano storie molto antiche, scritte per genti di altre epoche e che come tali si debbano, oggettivamente, considerare. Invece è facile verificare il contrario. Basta che ti guardi intorno e dentro. Non parlo del 2012, della desertificazione, degli Tsunami, o dei rifiuti della Campania, che potrebbero far pensare all’imminenza di un Diluvio più imbarazzante di quello acquatico di Noé. Più immediato e tangibile è quel Diluvio mentale a cui l’uomo è esposto oggi, e da cui un gran numero di persone è già profondamente sommerso. Il Diluvio del conformismo, della banalità, del vuoto non è meno mortale, per l’io, di quanto lo fosse quello di cui parla la Bibbia. Anche oggi il rischio di non esistere più, di essere solo massa fluttuante, è urgente e ben chiaro – benchè stavolta tutto lasci pensare che siano gli uomini stessi a volerlo, più che Dio.

Noè ebbe l’Arca, quella volta. E noi?...

continua...


[ 1 commento ] ( 417 letture )   |   ( 3.1 / 115 )
1.INTRODUZIONE 


Ho chiesto, agli indaffarati responsabili di NONSOLOANIMA WebTV, di mettere un sottotitolo teologico a questa mia rapida collaborazione ai loro Blog. Hanno accettato con qualche perplessità, e più che altro per amicizia, credo. Sanno bene che (in Italia soprattutto) parlare di TEOLOGIA è indelicato, specialmente se chi ne parla è, come me, lontanissimo da ogni Chiesa. È rubare il mestiere ai religiosi; è confondere le certezze di molti, che credono nella necessità di una divisione del lavoro intellettuale: il filosofo parli di filosofia, il letterato di letteratura, il teologo di teologia e, soprattutto, nelle sedi opportune – e non così alla buona. Ma sono certezze che io non condivido, specialmente in questi tempi difficili. Credo che la teologia contenga tesori oggi indispensabili a tutti , e sia davvero un peccato lasciarli chiusi in complicati forzieri. Non è complicata, infatti, di per sé. In sostanza, un ragionamento teologico ha soltanto due condizioni:

1.l’idea che il tuo «io» sia anche un’anima, cioè qualcosa di molto più grande di quel che tu sai di te;

2.l’idea che in certi libri famosi, chiamati sacri, ci siano molte cose che ti riguardano personalmente, benché quei libri siano stati scritti migliaia di anni fa.

Tutto qui. A me risulta che da questi due princìpi possa trarsi una splendida forma di psicologia , ancora ignota in gran parte agli psicologi contemporanei. Che nell’invisibile, in cielo, nei mondi divini o nelle storie di profeti e patriarchi, si possano insomma trovare soluzioni o suggerimenti utilissimi, molto antichi sì, ma non per questo antiquati. Soluzioni e suggerimenti anche pratici, quotidianissimi appunto, riguardo al cosa fare adesso, a come scegliere, a come accorgersi, e a come cavarsela, e via dicendo. Occorre soltanto non lasciarsi intimidire dal linguaggio arcaico di quei libri, dal tono minaccioso di certe parole e di certi dogmi, o – soprattutto! – da quel che ne dicono i tradizionalisti, molto preoccupati di non urtare autorità, luoghi comuni, articoli di fede. In teologia, o sei timido o ti stupisci di continuo. Proviamo, amici? Vediamo che succede. A puntate. Una puntata ogni due giorni, a partire da dopodomani.

continua...




[ commenta ] ( 1510 letture )   |   ( 3.1 / 128 )

<<Prima <Indietro | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 |