ISTRUZIONI PER L'ARCA

BLOG DI TEOLOGIA QUOTIDIANA

Teologia quotidiana, questo il tema di cui vi parlerò in questo spazio.
Ovvero come la teologia, se vista da un punto di vista aperto, possa diventare una forma di psicologia, di aiuto …
Chi ha mai detto, infatti, che l’oggetto della psicologia, cioè il tuo cosiddetto «io», non sia anche l’anima?


Igor Sibaldi




4.«TU COSTRUISCITI UN'ARCA!» 


Ma passiamo all’aspetto più pratico della costruzione. Quanto a questo, occorre sapere innanzitutto che l’Arca non è una barca . Arca è un termine latino che non ha mai riguardato la nautica, e significa «scrigno». Per di più, nella Bibbia ebraica il termine adoperato per arca è tutt’altro: ciò che Dio consigliava a Noè di costruire era, in ebraico antico, una tebah , che voleva dire «parola». Il lettore non se ne meravigli: certi passi delle Scritture hanno avuto traduzioni ben più strambe; e d’altra parte, nel discorso di Dio a Noè, la distanza tra «scrigno» e «parola» è meno ampia di quel che sembra.

Se infatti un Dio ti consigliasse di costruirti una tua «parola», un tuo linguaggio, per sottrarti al Diluvio, tu capiresti benissimo qual è il punto. Un linguaggio è un sistema di significati, un modo di interpretare la realtà: «costruiscitene uno tuo» viene dunque a significare: non limitarti al linguaggio dei molti ! Comincia a domandarti qual è il senso che tu, solo tu dai alle cose. Molti, per esempio, dicono di desiderare soprattutto i soldi, e molti altri ritengono quasi obbligatorio dire lo stesso, per non apparire strani. Ma tu li desideri davvero? Scopri che valore ha la parola SOLDI solamente per te.

Oppure parole come LAVORO , PROFESSIONE Per molti il LAVORO è una specie di Dio esigente e spietato: gli sacrificano anche otto ore al giorno, quasi ogni giorno della settimana, e gran parte dei loro pensieri, e le loro migliori energie, ponendolo più in alto di tutti i loro bisogni fisici e spirituali, e precipiterebbero nel panico se non lo facessero. Anche per te è così? Sei sicuro che sia bene? E così via per tante altre parole importanti per molti: IL POTERE, LO STATO, IL SESSO, L’ETA’ ... La costruzione della tua Arca-linguaggio comincia proprio così. Ne parleremo più in dettaglio, tra qualche puntata, ma fin d’ora suggerirei – ai lettori che volessero già cominciare a costruire la loro tebah – di non spaventarsi della diversità che in tal modo si creerà tra loro e i molti, tra la loro oggettività e la tua conoscenza soggettiva. L’Arca può essere solo la tua arca . Lo scrigno dei tuoi valori. Solo con quello puoi salvarti, anche perché solo in quello trovi ciò che vale veramente la pena di salvare.

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3.TU E GLI ALTRI 


No. Non «E noi?» Dalle antichissime istruzioni per l’Arca, risulta che il modo giusto di affrontare la prospettiva di un Diluvio esige piuttosto che tu ti chieda: «E IO?» . Noè non si preoccupò degli altri uomini. Ciò può non fare una buona impressione, all’inizio, ma sono sicuro che con qualche chiarimento converrete anche voi che questa idea della salvezza individuale sia importante. Consideriamola il più possibile realisticamente.
Dicevo, nella scorsa puntata di questo blog, che secondo molti teologi le storie sacre sono soprattutto storie antiche, scritte per altri popoli: e questo è un modo di vedere del tutto oggettivo. Indubbiamente la storia ebraica del Diluvio risale ad almeno tremila anni fa. A questo punto di vista ne contrapponevo un altro, secondo il quale quella storia parla invece a te, adesso . Quest’altro è un punto di vista assolutamente soggettivo, ma – spiegavo – è l’unico che serva veramente a qualcosa, in ciò che riguarda il sacro.
E non solo. Sul contrasto tra questi due punti di vista si giocano tutte le questioni essenziali della tua vita. Sul punto di vista oggettivo si fonda tutto un sistema di conoscenza, di pensiero, di giudizio che le persone conformiste ritengono fondamentale. Di ed entro questo sistema parlano sempre gli studiosi, gli intellettuali, i politici, i funzionari, e i commercianti nell’esercizio delle loro funzioni. Il suo comandamento è: conta soltanto ciò che conta per molti . Una coincidenza, per esempio, in questo sistema è un fatto privo di interesse, appunto perché una coincidenza è qualcosa che può risultare importante ed emozionante soltanto per te. Anche il fatto che tu sia nato, che tu sia innamorato, che tu sia felice o infelice, non riveste alcun interesse, per la conoscenza oggettiva.
Sul punto di vista soggettivo si fonda invece un sistema di conoscenza e di pensiero completamente opposto, in cui tu sei il principale testimone e la misura di tutto. E in base a quest’altro sistema, si va nella giusta direzione solo quando si guarda ai bisogni del singolo individuo senza voler dare ragione ai molti.
I due sistemi non sono compatibili. In ogni circostanza della tua vita e in ogni tuo ragionamento devi cioè scegliere se adottare il primo o il secondo. Noè naturalmente scelse il secondo, o più precisamente: Noè rappresenta chi, a un certo punto della propria vita, decide di preferire il secondo sistema al primo, e la conseguenza di questa scelta fu appunto l’Arca che lui solo riuscì a costruirsi per tempo.


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2.ADESSO 



Comincerò da un argomento teologico veramente quotidianissimo ai nostri giorni: il Diluvio . La storia è ben nota, nelle sue linee generali: un giorno Dio decise di distruggere la Terra e di salvare un uomo solo, il giusto Noè , con la sua modesta famigliola. Gli consigliò di costruirsi un’Arca di dimensioni opportune, e gli chiese di dare, su quell’Arca, un passaggio a una coppia di esemplari d’ogni specie vivente.
Noè obbedì. E quando tutto fu pronto, cominciò a piovere.
«Perché?» domanda, o meglio potrebbe domandare chiunque ripensi a questa storia. «Perché distruggere tutto? Perché così pochi i salvati?»

La prima domanda da porsi , su una qualsiasi storia sacra, è invece un’altra, e precisamente: «A chi si rivolge?» E la risposta è sempre: «A te, se sai ascoltarla».
Le storie sacre, infatti, sono così chiamate non perché una qualche autorità religiosa le abbia dichiarate tali, ma perché hanno la caratteristica di rivolgersi sempre direttamente a chi le ascolta , e di parlargli di qualcosa che lo riguarda da vicino. In questo, non sono diverse da tutte le altre cose che ti circondano: tutto, sempre, parla con te e ti spiega, ti insegna, ti consiglia, se sai accorgertene. Nelle storie sacre, questo consigliarti è solo un pochino più evidente che nel resto.

Una seconda domanda , non meno utile, da porsi dinanzi a una storia sacra (e dinanzi alla storia del Diluvio in particolar modo) è: «Quando si rivolge a me?» E la risposta è altrettanto semplice: «Adesso». I teologi di professione, per lo più, non sono di questo parere. Pensano che siano storie molto antiche, scritte per genti di altre epoche e che come tali si debbano, oggettivamente, considerare. Invece è facile verificare il contrario. Basta che ti guardi intorno e dentro. Non parlo del 2012, della desertificazione, degli Tsunami, o dei rifiuti della Campania, che potrebbero far pensare all’imminenza di un Diluvio più imbarazzante di quello acquatico di Noé. Più immediato e tangibile è quel Diluvio mentale a cui l’uomo è esposto oggi, e da cui un gran numero di persone è già profondamente sommerso. Il Diluvio del conformismo, della banalità, del vuoto non è meno mortale, per l’io, di quanto lo fosse quello di cui parla la Bibbia. Anche oggi il rischio di non esistere più, di essere solo massa fluttuante, è urgente e ben chiaro – benchè stavolta tutto lasci pensare che siano gli uomini stessi a volerlo, più che Dio.

Noè ebbe l’Arca, quella volta. E noi?...

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1.INTRODUZIONE 


Ho chiesto, agli indaffarati responsabili di NONSOLOANIMA WebTV, di mettere un sottotitolo teologico a questa mia rapida collaborazione ai loro Blog. Hanno accettato con qualche perplessità, e più che altro per amicizia, credo. Sanno bene che (in Italia soprattutto) parlare di TEOLOGIA è indelicato, specialmente se chi ne parla è, come me, lontanissimo da ogni Chiesa. È rubare il mestiere ai religiosi; è confondere le certezze di molti, che credono nella necessità di una divisione del lavoro intellettuale: il filosofo parli di filosofia, il letterato di letteratura, il teologo di teologia e, soprattutto, nelle sedi opportune – e non così alla buona. Ma sono certezze che io non condivido, specialmente in questi tempi difficili. Credo che la teologia contenga tesori oggi indispensabili a tutti , e sia davvero un peccato lasciarli chiusi in complicati forzieri. Non è complicata, infatti, di per sé. In sostanza, un ragionamento teologico ha soltanto due condizioni:

1.l’idea che il tuo «io» sia anche un’anima, cioè qualcosa di molto più grande di quel che tu sai di te;

2.l’idea che in certi libri famosi, chiamati sacri, ci siano molte cose che ti riguardano personalmente, benché quei libri siano stati scritti migliaia di anni fa.

Tutto qui. A me risulta che da questi due princìpi possa trarsi una splendida forma di psicologia , ancora ignota in gran parte agli psicologi contemporanei. Che nell’invisibile, in cielo, nei mondi divini o nelle storie di profeti e patriarchi, si possano insomma trovare soluzioni o suggerimenti utilissimi, molto antichi sì, ma non per questo antiquati. Soluzioni e suggerimenti anche pratici, quotidianissimi appunto, riguardo al cosa fare adesso, a come scegliere, a come accorgersi, e a come cavarsela, e via dicendo. Occorre soltanto non lasciarsi intimidire dal linguaggio arcaico di quei libri, dal tono minaccioso di certe parole e di certi dogmi, o – soprattutto! – da quel che ne dicono i tradizionalisti, molto preoccupati di non urtare autorità, luoghi comuni, articoli di fede. In teologia, o sei timido o ti stupisci di continuo. Proviamo, amici? Vediamo che succede. A puntate. Una puntata ogni due giorni, a partire da dopodomani.

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