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BLOG DI TEOLOGIA QUOTIDIANA

Teologia quotidiana, questo il tema di cui vi parlerò in questo spazio.
Ovvero come la teologia, se vista da un punto di vista aperto, possa diventare una forma di psicologia, di aiuto …
Chi ha mai detto, infatti, che l’oggetto della psicologia, cioè il tuo cosiddetto «io», non sia anche l’anima?


Igor Sibaldi




29.IL FAMOSO SERPENTE 
Prendiamo, per esempio, quella che secondo moltissimi sarebbe la prima apparizione del Diavolo nella Bibbia: la famosissima storia della tentazione di Eva . I teologi ansiosi di dimostrare che il Diavolo sia un essere preciso devono, inevitabilmente, ricorrere a questo episodio, dato che in tutto il resto della Genesi e negli altri quattro libri del Pentateuco non si trova nulla che dia loro ragione. Qui – dicono – il Diavolo è il serpente . Alcuni giocano, barano, sul carattere fallico dell’anatomia dei rettili, e contrabbandano qui l’idea che il «frutto proibito» fosse un’allusione erotica. Altri sottolineano che quel frutto proveniva dall’ «albero della conoscenza del bene e del male» , e colgono l’occasione per mettere in guardia da chi voglia conoscere troppe cose in teologia, invece di limitarsi a credere a quel che gli dicono le autorità. Ma a ben guardare, il testo originale dimostra che il serpente diventa il Diavolo soltanto per chi voglia crederlo tale: anche qui, cioè, il Nulla riempie, gonfia e fa apparire vere cose che di per sé sono prive di significato e di qualsiasi fondamento. In primo luogo, infatti, il serpente tentatore non è affatto un serpente, nel testo originale. Nelle versioni consuete si legge:

Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche
Genesi 3,1

Ma è un errore di traduzione. In ebraico antico quel passo è:

Vi era il serpente: un luogo sgombro, attraverso la natura.

È una splendida immagine poetica: vi era un passaggio, una strada, attraverso l’intrico della natura esistente. Si apriva un varco, e attraverso quel varco Eva scoprì che il divieto di nutrirsi dell’ «albero della conoscenza» poteva e doveva essere superato. Anche il dialogo tra Eva e quel serpente-strada, nel testo originale, è molto diverso da come lo si traduce di solito:

Il serpente disse a Isha: «È per ciò che vi ha detto Elohim? È per questo che non vi nutrite dell’albero della conoscenza?» E Isha disse al serpente: «... Elohim ci ha comandato così, perché se lo mangiassimo moriremmo». E il serpente le disse: «Non è vero. Non morireste. E Elohim sa che quando mangerete quel frutto i vostri occhi si apriranno».
Genesi 3,1-5


Il serpente ha ragione. Colui che aveva imposto di non «nutrirsi dell’albero della conoscenza» – di non conoscere, cioè – non era stato ELOHIM, cioè il Dio Creatore, quello che aveva detto agli uomini «crescete e moltiplicatevi», e che in tutte le versioni della Bibbia è tradotto semplicemente «Dio». Era stato invece YAHWEH , cioè il Dio-Custode del creato, quello che in tutte le versioni della Bibbia è tradotto «il Signore Dio». Nei primi capitoli della Genesi (in ebraico), questi due volti della Divinità appaiono ben distinti: uno è perenne crescita e infinita bontà , l’altro è ansioso, geloso , sempre intento a frenare l’evoluzione dell’uomo. Il serpente precisa che il divieto NON PROVIENE DA ELOHIM , e in seguito, naturalmente, Yahweh se ne ha a male.
È comprensibile che, dinanzi a un racconto simile, chi stia dalla parte di Yahweh possa sentirsi preoccupato, e cerchi qualcosa a cui aggrapparsi per negare l’evidenza testuale: non trova nulla, e allora, altrettanto comprensibilmente, chiede aiuto al NULLA . Il NULLA, sempre disponibile, riempie e consolida punti di vista inconsistenti, traduzioni sbagliate, equivoci, idee sessuofobe e altro del genere, e può facilmente farle apparire tanto enormi da rendere invisibile il resto . Allora, per questi inquieti, il serpente può diventare il Diavolo, gonfio soltanto di Nulla e di ereditari, nulli timori.

continua


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