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BLOG DI TEOLOGIA QUOTIDIANA

Teologia quotidiana, questo il tema di cui vi parlerò in questo spazio.
Ovvero come la teologia, se vista da un punto di vista aperto, possa diventare una forma di psicologia, di aiuto …
Chi ha mai detto, infatti, che l’oggetto della psicologia, cioè il tuo cosiddetto «io», non sia anche l’anima?


Igor Sibaldi




27.L'ALTRO ELEMENTO 
Allora formuliamo meglio l’obiezione. La revisione del dizionario, il recupero dell’infanzia, il coraggio di essere se stessi: d’accordo, sono cose buone; ma se i Vangeli e i profeti hanno davvero spiegato che non occorre altro, come mai nei secoli la gente non li ha presi sul serio? Delle due l’una: o io ho semplificato troppo, nell’interpretazione dei passi delle Scritture, oppure i profeti e i Vangeli avevano torto, nel proclamare che il passato si può superare e abolire e il futuro può diventare tutt’a un tratto completamente diverso dal prevedibile.

Ma che le Scritture dicano proprio così è, come abbiamo visto, facilissimo da verificare. E quanto al loro insuccesso pratico, varie correnti teologiche sia ebraiche sia cristiane, non potendo dar esplicitamente torto ai loro Testi Sacri, se la cavano avanzando un’opinione pessimistica riguardo all’uomo. Ritengono cioè, sit venia verbo, che l’uomo sia un essere tendenzialmente stupido, degno sicuramente di compassione, ma non dei messaggi che il cielo ha cercato di fargli arrivare. Non è un idea soltanto ebraico-cristiana; anche nell’Inno omerico a Demetra (VIII sec.a.C.) si legge: «Ignoranti siete, voi esseri umani, incapaci di prevedere il destino della gioia o del dolore che può avvenirvi!». E si pensa perciò che, in questa «valle di lacrime» abitata dall’umanità, sia opera buona soccorrere la nostra specie con sacramenti e con un po’ di sapienza, ma sia grave errore volersene attendere di più. Se si sfoglia un qualsiasi manuale di storia e poi un qualsiasi giornale, è ben difficile – ne convengo – non pensarla così almeno di tanto in tanto.

Ma io amo molto un’altra opinione, un poco più romanzesca. Credo che la revisione (tutto sommato semplice, ripeto) prescritta dal racconto del Diluvio e dai passi dei Vangeli che abbiamo citato basti, sì, a liberare l’io dal suo passato e a sgombrargli il futuro, ma che in più vi sia, o meglio, si nasconda anche nel presente un elemento molto problematico, con cui fare i conti. Secondo alcuni, quest’altro elemento è un essere dotato di vita propria, ed è il famigeratissimo Diavolo. Secondo me, non è un essere, non è vivo, non è affatto: è bensì CIO’ CHE NON È – a differenza del nome ebraico di Dio, YHWH, che suonava come il participio del verbo essere e significa anche «Io sono». Quell’altro elemento, il principale nemico, è insomma, a mio parere, il Nulla: e va trattato, con le necessarie cautele, appunto come tale.

continua



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