ISTRUZIONI PER L'ARCA
BLOG DI TEOLOGIA QUOTIDIANA
Teologia quotidiana, questo il tema di cui vi parlerò in questo spazio.
Ovvero come la teologia, se vista da un punto di vista aperto, possa diventare una forma di psicologia, di aiuto …
Chi ha mai detto, infatti, che l’oggetto della psicologia, cioè il tuo cosiddetto «io», non sia anche l’anima?
Igor Sibaldi
Di questo senso di colpa parlava, dunque, Gesù. E fin dall’inizio della sua carriera si era proposto di trasformarne il senso, e di farlo superare. «Ecco colui che toglie i peccati dal mondo» disse infatti di lui l’amico Giovanni Battista, che studiava lui pure quella questione, a quanto risulta dai Vangeli. Solitamente, questa frase del Battista viene intesa come una specie di indulto universale. Ma non è così. Non disse infatti «colui che toglie il castigo, o il male dal mondo». Disse «peccato», e intendeva dunque un ben preciso modo di intendere la colpa personale. Il senso era: «ecco chi vi spiegherà un altro modo di intendere la vostra dignità e indegnità». Ed è ciò che Gesù fece. Se tra le regole di questo mondo sei a disagio – spiegò in sostanza Gesù (e venne ucciso per questo) – vuol dire che sai essere te stesso più di coloro che obbediscono a quelle regole. Vuol dire che non ti rassegni all’irreggimentazione, agli stravolgimenti, ai divieti, alle censure, alle violenze a cui il tuo senso della felicità è stato sottoposto perché tu diventassi un adulto come si deve. Vuol dire che sai ancora amare, giocare, scoprire come sapevi da bambino. E dichiarava: «Beati voi che ora piangete, perché riderete. Beati voi quando gli uomini vi odieranno, e vi metteranno al bando, e vi insulteranno...» e così via (Luca 6,22).
Se invece ti senti moralmente e civilmente a posto, se – nella terminologia dei Vangeli – sei un buon fariseo, se pensi di aver ragione e ti piace, allora sei veramente nei guai: «Guai a voi quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Lo stesso facevano i loro padri con i falsi profeti» (Luca 6,26). Se infatti sei così a posto al posto tuo, non ti andrà né sentir parlare del Diluvio né tanto meno della necessità di costruirti un’arca; non ti andrà di mettere in discussione ciò che sai, le parole che usi, il ruolo che ricopri; non ti dirà niente il verbo accorgersi («E di che dovrei accorgermi, io? Va tutto bene, a me...»); non ti andrà di ritirare i tuoi giuramenti di fedeltà, né tantomeno che altri ritirino quelli che hanno prestato a te; non avrai nulla di preciso da chiedere se non il perdurare di quel che hai già; ti spiacerà moltissimo rinunciare all’approvazione di quei «molti» con i quali ti trovi ora tanto a tuo agio: insomma, potrai essere tutto quel che ti pare ma non un Noè, e ci saranno molte probabilità che se dovessi incontrare un Noè, ti risulti anche un po’ antipatico. In tal caso, naturalmente, più che per la teologia potrai provare interesse per la religione – purché i «molti» la condividano o almeno la rispettino. A ciascuno il suo. continua
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24.AL DI LA’ DEL SENSO DI COLPA
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