ISTRUZIONI PER L'ARCA
BLOG DI TEOLOGIA QUOTIDIANA
Teologia quotidiana, questo il tema di cui vi parlerò in questo spazio.
Ovvero come la teologia, se vista da un punto di vista aperto, possa diventare una forma di psicologia, di aiuto …
Chi ha mai detto, infatti, che l’oggetto della psicologia, cioè il tuo cosiddetto «io», non sia anche l’anima?
Igor Sibaldi
Comincia a costruirti l’arca, a rivedere il tuo dizionario, e ben presto lo scoprirai anche tu. Dicevamo, qualche puntata fa, che i bambini dispongono di un naturale senso della felicità che li guida, o meglio li guiderebbe, nelle loro scelte quotidiane, se gli adulti non intervenissero a deviarlo, forzarlo, stordirlo. Secondo gli adulti, come notava appunto Mosé, i bambini «non sanno distinguere il bene dal male»: non capiscono come va il mondo e cosa deve essere importante e cosa no, per le persone per bene. Avviene in tal modo, durante l’inevitabile periodo chiamato apprendimento , che il nostro originario senso della felicità sia messo da parte. Ci abituiamo a considerarlo sbagliato, disturbante, inadeguato; e poiché è parte integrante di noi, ci abituiamo in realtà a considerare noi stessi sbagliati, disturbanti, e inadeguati, e a negare noi stessi per irreggimentarci nel modo di pensare e di vivere degli altri. È così che prende forma in noi il senso di colpa propriamente detto: la sensazione, cioè, che vi sia dentro di noi qualcosa di colpevole da cui dobbiamo stare in guardia, e che sempre ci perseguita più o meno sottilmente.
Ma quel qualcosa non è che il nostro originario senso della felicità, sommato al dolore di averlo dovuto combattere, negare, condannare. È insomma, fondamentalmente, una forma di rimpianto, di nostalgia di noi stessi. È interessante notare che moltissimi equivocano, qui, e nel linguaggio corrente usano il termine SENSO DI COLPA come un sinonimo di RIMORSO: vi sarà capitato di sentir dire «Ho un gran senso di colpa per aver commesso quell’azione». È un errore lessicale, ma non solo. È anche l’intuizione di preciso rapporto tra il senso di colpa e le colpe che uno commette. La differenza lessicale tra i due termini è grande: il rimorso ha una causa; il senso di colpa è una causa. Il rimorso deriva da qualche tuo errore, o cattiva azione, o buona azione mancata. Il senso di colpa è un disagio che, come dicevo, si prova invece continuamente, e indipendentemente dalla cattiveria delle azioni che uno compie. Nelle persone più sensibili, infatti, il senso di colpa propriamente detto può destarsi anche laddove non ve ne sarebbe alcun motivo: quando, per esempio, sono molto contente, oppure quando stanno per raggiungere un qualche risultato a cui tengono molto, e tutt’a un tratto se ne sentono incapaci, perché sentono di non meritarlo .
In altri, nella stragrande maggioranza, il senso di colpa si esprime quotidianamente sottoforma di conformismo, di astio o orrore per le novità, di avversione per chi pensa in modo originale o per chi, semplicemente, appaia sicuro di sé. È del tutto naturale: chi si sente in colpa e inadeguato, ha bisogno di farsi accettare da altri, dai più, di somigliare a loro, di confondersi con loro, perché ci si accorga di lui il meno possibile.
Nelle persone più energiche, infine, il senso di colpa diventa un problema tanto grave, da spingerle a commettere qualche azione ritenuta cattiva dalle altre due categorie di persone, e a caricarsi in tal modo di rimorsi: proprio perché il rimorso e il senso di colpa sono due cose diverse, e il primo è meno soffocante del secondo. Questi sono precisamente i «peccatori» di cui parlava Gesù. Esprimono sia l’intensità di quella nostaglia di se stessi, sia la protesta contro il mondo adulto e perbene che li aveva conculcati quand’erano bambini, e sia, anche, la disperazione di non trovare, al di là del senso di colpa e del rimorso, nessun’altra via praticabile. Per questi, il metanoein, l’accorgersi , la riscoperta dell’infanzia sono veramente una « buona novella», mentre per gli altri è una teoria molto più ostica.
continua
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23.IL SENSO DI COLPA
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