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BLOG DI TEOLOGIA QUOTIDIANA
Teologia quotidiana, questo il tema di cui vi parlerò in questo spazio.
Ovvero come la teologia, se vista da un punto di vista aperto, possa diventare una forma di psicologia, di aiuto …
Chi ha mai detto, infatti, che l’oggetto della psicologia, cioè il tuo cosiddetto «io», non sia anche l’anima?
Igor Sibaldi

Per i benpensanti, per chi si uniforma alle certezze dei «molti», è sconfortante imbattersi in certe frasi terribili dei Vangeli, come questa:
O addirittura:


Ancor più stressante, per le persone per bene, è la parabola del figliol prodigo, in cui il giovanotto scapestrato viene premiato mentre suo fratello, che è sempre stato irreprensibile, scopre di aver sbagliato tutto. E per difendere la Maddalena dai farisei disgustati dalla sua immoralità, Gesù dichiara scandalosamente:

«Ma come? E io?» avrebbe tutto il diritto di esclamare il benpensante, l’odierno fariseo, «io che mi sono sempre comportato bene, io che sono un buon cristiano e rispetto i comandamenti... Anch’io sarei dunque uno che ama poco? E lei sarebbe meglio di me?» Eh, sì. Il testo dei Vangeli non lascia altra possibilità. C’è qui un concetto del merito e della colpa, che contrasta diametralmente con la morale tradizionale e che ancor oggi lascia sgomenti. Ma soprattutto, c’è qui una lucidità, un coraggio del pensiero, che anticipa di duemila anni certe faticosissime intuizioni della psicologia e anzi, le supera decisamente.
Noi (psicanalisti inclusi) siamo abituati a considerare il senso di colpa un nemico, un freno tormentoso: le Scritture ce lo presentano invece come una via fondamentale, una fonte di scoperte e persino di sapienza. È come se ci venissero a dire che la bronchite o l’ulcera sono non malanni ma maestre di salute. Cosa sapevano a questo riguardo gli antichi, che noi ancora non sappiamo? E perché noi l’abbiamo dimenticato?
continua
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